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Anch’io domenica ho avuto il battesimo della mia prima maratona.

Si sa che ti prepari, simuli il passo, la frequenza, la distanza, ma l’imprevisto è sempre in agguato. Il mio punto di riferimento è stato sempre il nostro Giorgio Bevilacqua, con cui mi alleno regolarmente in preparazione di questo evento. Ritrovati alle 7 davanti alla stazione, sul pullman che ci portava a Stra, già lì la compagnia di amici runners stemperava la tensione, per loro ennesima maratona con tempi e posizioni pensate ma sempre molto fatalisti perché appunto l’imprevisto……

A Stra ci hanno fatto stare un paio d’ore fermi in una mattina fresca e umida, chi non era equipaggiato, “ i soliti migliori”, facevano esercizi strani per potersi riscaldare o andavano in cerca di quel po’ di sole che penetrava tra gli alberi. Delle code indicavano dove erano posizionati i bagni chimici, oltre le mascherine i più navigati avevano anche i tappi per il naso. Ma tutto fa parte della preparazione alla partenza, chi beve intrugli colorati, chi pastiglie tirate fuori da sacchetti anonimi, chi creme miracolose. Consegnate le sacche, ci siamo incamminati alla griglia di partenza, gli oltre 2700 iscritti alla maratona dei 42 km sono stati distribuiti in cinque gabbie di partenza, in primis i top runner poi man mano chi aveva dei tempi considerevoli accompagnati dai pacer, con i loro palloncini con i vari tempi e colori. Noi ovviamente eravamo relegati nell’ultimo serraglio,
dove c’era la compagine maggiore dai runner occasionali, i camminatori e le associazioni di volontariato che accompagnavano i disabili.

Dopo le ultime minzioni in bella vista nell’ argine del Brenta degli ultimi ritardatari c’è stata la partenza. Tutti hanno iniziato a corricchiare per non perdere il contatto con quello che lo precede e così abbiamo fatto anche noi, il gruppo così ha iniziato a sfilarsi. Chi ci conosce sa che parliamo parecchio durante gli allenamenti o le uscite e qui non abbiamo fatto eccezioni, accompagnando varie persone e gruppi durante il percorso, parlando del Fitwalking con chi camminava scomposto o usciva da
abbiamo lasciato alle nostre spalle.

Man mano che il Brenta scorreva, Mira ci ha accolto con la banda e varie case avevano preparato fuori tavoli con vivande per i corridori. E così siamo giunti a metà percorso con due minuti di anticipo rispetto la tabella ufficiale, ma ormai eravamo a Marghera. Percorso il sottopasso della stazione di Mestre ci siamo diretti verso M9 e il parco di
S.Giuliano punto del trentesimo km.

Fatto il cavalcavia e superati vari runner è iniziato un incubo, una striscia nera senza fine e le gambe hanno iniziato a cedere, è allora che Giorgio ha dato il meglio. Avevamo già percorso 32 km e sempre al mio fianco abbiamo cominciato a contare i passi non guardando il ponte ma cinque metri avanti a noi, anche sul ponte tanti runner hanno
smesso di correre sopraffatti dalla fatica e dall’incubo del ponte e così siamo arrivati a Venezia.

Giunti alla Marittima, 38 km. mi son venuti i crampi alla gamba sinistra, all’altezza della coscia e del polpaccio. Non si poteva mollare, quattro chilometri a costo di “ camminare come si guarda le vetrine “, abbiamo rallentato fino al punto di dolore,
passo abbiamo percorso le Zattere, la sfilata in Piazza San Marco e la riva degli Schiavoni dove ad accoglierci oltre tutti i camminatori e sostenitori della società c’erano pure i nipoti di Giorgio e presi tutti per mano abbiamo tagliato il traguardo tra gli applausi dei presenti.

Cosa mi lascia questa maratona? La conferma che abbiamo come gruppo una grande persona che ti insegna, ti aiuta, ti supporta sempre al tuo fianco. Ho fatto 42 km con questa persona parlando di tutto e terminando con un tempo di gran lunga migliore dell’obiettivo programmato, ho capito che esiste la soglia del trentesimo chilometro e che è solo la conoscenza di questa soglia ti porta a superarla, oggi grazie a Giorgio.

Finisco questa cronaca con una frase che è tutto un programma, e chi la conosce sa chi la pronuncia, “la strada paga”.

Ciao a tutti

Pietro Gandolfo