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È stato un weekend costruito attorno a un obiettivo preciso: la maratona, vissuta però insieme alla mia famiglia. Fin dalla partenza da Tessera si respirava entusiasmo: l’attesa, i sorrisi, la sensazione che non fosse solo una gara, ma un viaggio condiviso. All’arrivo a Catania ci ha accolti un clima caldo e secco, sorprendentemente piacevole. In attesa della camera, un arancino e una granita memorabili, con la testa però già proiettata al giorno dopo. Il centro, addobbato a festa, ha fatto da cornice a quelle ore di vigilia.

Il giorno della maratona è arrivato. La partenza era fuori città: oltre due chilometri a piedi, nessun mezzo pubblico, un primo test prima del via. Allo start mi sentivo bene, tranquillo, concentrato. Il percorso era una novità assoluta: quattro giri da 10,5 km, un lungo rettilineo con giro di boa. Poche distrazioni, tutto da gestire. Anche i lacci delle scarpe hanno richiesto attenzione: dettagli, ma in gara contano.

Sono partito controllato, poi ho lasciato scorrere il ritmo. Dal decimo chilometro ho aumentato e, da metà gara, il caldo ha iniziato a farsi sentire. Non per me. Mentre molti rallentavano, io trovavo spazio per spingere ancora. Dal trentesimo ho capito che la giornata stava girando nel verso giusto.

L’ultimo giro è stato puro agonismo: il distacco che si riduce, i sorpassi, il ritmo che sale. Dal trentacinquesimo sempre sotto i 4’05”: quarantesimo a 3’59”, quarantunesimo a 3’56” e quarantaduesimo a 3’51”. Fino al traguardo, dando tutto.

All’arrivo è mancato solo l’abbraccio immediato: mia moglie e i miei figli sono arrivati pochi minuti dopo, frenati dalla logistica. Poco importa. La giornata è proseguita in modo inatteso, con un pomeriggio in spiaggia a sciogliere gambe e tensioni.

Il rientro ha chiuso il cerchio: aeroporto, ultima granita, una scorta di cannoli per familiari e amici. Poi l’atterraggio e il cambio netto di scenario: freddo, umidità, nebbia. Ma il risultato, la gara e il sostegno della mia famiglia restavano lì, ben saldi.

Grato alle gambe, grato alla giornata, grato a chi era lì ad aspettarmi. Grazie di cuore anche al mio coach Giovanni Schiavo per avermi guidato in questo percorso.

Filippo Dabalà