Mancano poco meno di due mesi al termine del nostro campionato sociale. E’ tempo per noi di aggiornare le classifiche e di correre per voi!
Vi ricordiamo che le classifiche complete sono sempre consultabili nelle sezioni CAMPIONATO SOCIALE e GRAND PRIX RTM presenti nella parte alta del nostro sito.
La mia seconda esperienza alla Cortina Dobbiaco Runè iniziata il giorno precedente con l’arrivo a Sesto in un grazioso appartamento proprio di fronte alla House Sinner, meta di pellegrinaggio di curiosi e tifosi del nostro tennista azzurro.
Nel pomeriggio camminata tranquilla in Val Fiscalina, pausa con dolce al rifugio fondovalle dove ho gustato un buon strudel casalingo, luogo dove una volta il babbo del tennista lavorava come cuoco.
Il giorno della gara sveglia presto, colazione e arrivo a Dobbiaco dove ho trovato due amici da Venezia con cui ho chiacchierato e atteso la navetta per Cortina. Giunto alla partenza caffè al bar, dove ho trovato altri atleti di RTM, foto di rito e poi in griglia,.
L’aria frizzante di montagna pizzicava il viso e ricordava che non era una corsa qualunque, era la Cortina Dobbiaco Run, una di quelle gare che non si fanno per il tempo, ma per il percorso, per la storia, per la bellezza, era stata sostituita dal caldo che iniziava a farsi sentire sempre di più.
La partenza a Cortina
La folla era un misto di adrenalina e sorrisi. Guardando le Tofane illuminate dal sole del mattino,senti quella vibrazione particolare che solo le gare in montagna sanno dare. Il conto allarovescia, un respiro profondo…e via.
Sul vecchio tracciato ferroviario
I primi chilometri scorrevano morbidi, quasi meditativi. Il tracciato della vecchia ferrovia ti accompagnava con le sue gallerie fresche, i ponticelli in legno, il rumore dei passi che rimbalzava sulle pareti rocciose. Ho trovato presto il mio ritmo: non troppo veloce, non troppo lento. Quel ritmo che ti permette di guardarti intorno, di respirare, di sentire, alla fine dei primi 10km ho fatto 21 secondi in più dell’anno precedente, ma sentivo che qualcosa non andava: problemi di stomaco. Quando il sentiero si è aperto e il Lago di Landro è apparso davanti a me, mi sono quasi fermato. L’acqua color smeraldo, le Tre Cime sullo sfondo, il silenzio rotto solo dai runner. È stato il punto in cui ho capito che stavo vivendo qualcosa di speciale.
Gli ultimi chilometri: fatica e determinazione
La salita verso il Passo Cimabanche mi ha messo alla prova. Le gambe pesanti, il fiato corto, la testa che diceva di rallentare. Ma ho tenuto duro. Ho superato chi si fermava a camminare, ho incoraggiato chi era in difficoltà, ho aiutato chi cadendo aveva lasciato parte dei denti per terra, (stasera mangerà probabilmente semolino e purè di patate) ho trovato dentro di me quella scintilla che mi ha portato avanti a volte correndo a volte camminando.
L’arrivo a Dobbiaco: emozione pura
Gli ultimi chilometri sono stati un misto di fatica e felicità. Quando ho visto il gonfiabile dell’arrivo, il tappeto rosso, la gente che applaudiva, ho sentito un’ondata di emozione salire dallo stomaco fino agli occhi.
Ho tagliato il traguardo abbozzando un sorriso. Non era solo una gara finita. Era un’esperienza vissuta fino in fondo, subito dopo aver attraversato l’arrivo ho pensato che non l’avrei più fatta, ma già alla sera ho cambiato idea, ho cercato di dare la colpa del mal di stomaco agli integratori perché non potevo pensare che fosse stato lo strudel di Sinner.
A dire il vero la mia prima competizione in assoluto…
Immersa nel verde dei boschi, col cielo azzurro e maestose montagne a sorvegliare i nostri passi. A tratti si è camminato in silenzio, ammirando la natura, ma la maggior parte del tempo ci siamo accompagnate a parole, sostenendoci l’una con l’altra, raccogliendo sorrisi dagli spettatori ed esprimendo le nostre rimostranze a qualche bici di troppo
La fatica è stata tanta, anzi di più..la stanchezza sta prendendo il sopravvento, ma l’energia e la bellezza di questa giornata in compagnia mi accompagnerà ancora per un bel po’.
Vorrei fare una premessa, dopo tre mesi di inattività le mie prerogative erano testare la gamba per la seconda volta nel giro di una settimana. Alla Half Marathon in quel di Padova erano positive, nessun dolore e arrivo in scioltezza. Questo mi ha portato ad affrontare la Honda Half Marathon di Lucca con la testa sgombra e pronta a ricevere le migliori sensazioni.
Ed eccoci qua, la scelta di correre a Lucca è stata dettata dal fatto che erano più di vent’anni che non calcavo il suolo toscano, devo dire che la Toscana e Lucca in particolare non ha disatteso le mie aspettative.
Abbiamo alloggiato io e la mia dolce metà, e mio personale Touring operator, in un delizioso B&B dal nome che tutto un programma LA BELLA ADDORMENTATA E Il PRINCIPE CALEF, consigliabilissimo a chi piace il rosa e le bambole, tanto che mi sembrava di essere all’interno di un sexy shop.
Ma arriviamo alla gara.
Il sabato al nostro arrivo girando per la città, ci siamo resi conto che i Lucchesi erano completamente indifferenti e all’oscuro che il giorno seguente ci sarebbe stata una gara podistica con circa 2000 iscritti. L’expo per il ritiro pettorali molto povero, con tre o quattro gazebo pubblicitari, e dopo aver ritirato il pacco gara (un rotolo di scottex e un sacchettino di cantucci), abbiamo fatto un giro per l’expo ed era evidente che il budget della manifestazione era limitato, proseguendo sono andato a visionare la partenza , la cosa molto bella era il contesto, tutto era organizzato all’interno della città , si partiva da sopra le mura che cingevano Lucca, il percorso si snodava con due giri sopra le mura e altri due sotto ed all’esterno delle mura stesse.
Domenica mattina giorno della gara sveglia alle 6,45 colazione alle 7,30 giusto 30 minuti, poi partenza a piedi verso la partenza, che distava dal nostro b&b circa 20/25 minuti a piedi, allapartenza mi sentivo bene, il clima era ottimale e la temperatura era alta ma non eccessivamente, sono partito in modalità’ conservativa, ma man mano che passavano i km vuoi per il paesaggio davvero bello, una grande figata correre sopra una città murata ,vuoi che inaspettatamente viste le premesse l’entusiasmo della gente( molto tifo in strada) mi spingeva ho cominciato ad accelerare ,le sensazioni continuavano ad essere buone e il paesaggio aiutava veramente , l’entrata nelle mura e l’arrivo nella piazza Napoleone tutto dentro le mura è stata la ciliegina sulla torta,
Considerazioni finali: questa gara ha rafforzato in me, se ancora ce n’era bisogno, che non si deve mai mollare perché c’è sempre uno scottex che ti aspetta all’arrivo, l’ importate è partire. Gara piacevole, veloce e tecnica secondo me da fare, Lucca è molto bella ci sono tante cose da vedere e poi hanno detto che alla prossima edizione l’omaggio sarà una confezione di carta igienica
Passo e chiudo alle prossime corse, spero ancora più in forma.
Oggi, 26 aprile, le strade di Padova hanno fatto da cornice alla Maratona e alla Mezza Maratona, due appuntamenti imperdibili per gli amanti della corsa. Anche il Running Team Mestre era presente, con alcuni dei nostri atleti impegnati su entrambe le distanze, pronti a mettersi alla prova e a dare il massimo.
Tra fatica, entusiasmo e tanta passione, i nostri runner hanno vissuto una giornata intensa, condividendo emozioni e soddisfazioni lungo ogni chilometro del percorso.
Ecco alcune foto che ci hanno inviato, testimonianza di una splendida giornata di sport e squadra! 🏃♂️📸
È stato un weekend costruito attorno a un obiettivo preciso: la maratona, vissuta però insieme alla mia famiglia. Fin dalla partenza da Tessera si respirava entusiasmo: l’attesa, i sorrisi, la sensazione che non fosse solo una gara, ma un viaggio condiviso. All’arrivo a Catania ci ha accolti un clima caldo e secco, sorprendentemente piacevole. In attesa della camera, un arancino e una granita memorabili, con la testa però già proiettata al giorno dopo. Il centro, addobbato a festa, ha fatto da cornice a quelle ore di vigilia.
Il giorno della maratona è arrivato. La partenza era fuori città: oltre due chilometri a piedi, nessun mezzo pubblico, un primo test prima del via. Allo start mi sentivo bene, tranquillo, concentrato. Il percorso era una novità assoluta: quattro giri da 10,5 km, un lungo rettilineo con giro di boa. Poche distrazioni, tutto da gestire. Anche i lacci delle scarpe hanno richiesto attenzione: dettagli, ma in gara contano.
Sono partito controllato, poi ho lasciato scorrere il ritmo. Dal decimo chilometro ho aumentato e, da metà gara, il caldo ha iniziato a farsi sentire. Non per me. Mentre molti rallentavano, io trovavo spazio per spingere ancora. Dal trentesimo ho capito che la giornata stava girando nel verso giusto.
L’ultimo giro è stato puro agonismo: il distacco che si riduce, i sorpassi, il ritmo che sale. Dal trentacinquesimo sempre sotto i 4’05”: quarantesimo a 3’59”, quarantunesimo a 3’56” e quarantaduesimo a 3’51”. Fino al traguardo, dando tutto.
All’arrivo è mancato solo l’abbraccio immediato: mia moglie e i miei figli sono arrivati pochi minuti dopo, frenati dalla logistica. Poco importa. La giornata è proseguita in modo inatteso, con un pomeriggio in spiaggia a sciogliere gambe e tensioni.
Il rientro ha chiuso il cerchio: aeroporto, ultima granita, una scorta di cannoli per familiari e amici. Poi l’atterraggio e il cambio netto di scenario: freddo, umidità, nebbia. Ma il risultato, la gara e il sostegno della mia famiglia restavano lì, ben saldi.
Grato alle gambe, grato alla giornata, grato a chi era lì ad aspettarmi. Grazie di cuore anche al mio coach Giovanni Schiavo per avermi guidato in questo percorso.
Ci sono numeri che raccontano molto più di quello che sembra. 300 ad esempio.
300 come le maratone o ultramaratone portate a termine da Domenico Masiero nel corso degli anni. Ma questa storia non nasce con un numero tondo, nasce con una data semplice, la prima riga di una tabella, il giorno in cui Domenico ha deciso di allacciarsi le scarpe e cominciare a correre davvero.
La prima gara sulla lunga distanza risale al 26 ottobre 2006. La 21.ma edizione della Venice Marathon, rappresenta l’inizio di un viaggio incredibile.
La trecentesima gara di Domenico si è svolta proprio alla Venice Marathon il 26 ottobre 2025, a chiudere un cerchio perfetto dopo quasi due decenni di corse.
Da quella prima gara è partita un’avventura straordinaria fatta di sacrifici, sveglie all’alba, pioggia, vento, caldo, chilometri macinati in silenzio e altri urlati dalla gioia. Gara dopo gara, stagione dopo stagione, il LEON DE VENESIA non ha mai smesso. Non ha mai cercato scorciatoie. Ha solo continuato a correre, con costanza, con testa e con cuore.
E oggi quella tabella racconta qualcosa di incredibile: 300 maratone e/o ultramaratone concluse. 15.706,8 chilometri corsi in gara, più di 75 giorni a macinare chilometri. È come aver attraversato l’Italia da nord a sud… almeno una dozzina di volte. Un numero che fa girare la testa, ma che per lui è diventato semplicemente il frutto della passione, della disciplina e della determinazione.
Ogni maratona e ultramaratona è una storia: alcune facili, altre durissime, alcune veloci, altre portate a casa stringendo i denti. Ma tutte hanno avuto lo stesso comune denominatore: Domenico non ha mai mollato.
E poi c’è la parte più bella di tutte: essere in squadra con lui. Perché Domenico non è solo un maratoneta instancabile, è un compagno che c’è sempre, è un esempio silenzioso che non ha bisogno di grandi discorsi per insegnarti cosa vuol dire resistere, soffrire, ripartire. Quando corri accanto a lui ti senti più forte, quando sei stanco ti senti meno solo.
Essere in squadra con Domenico Masiero è un onore. È motivo di orgoglio. È un promemoria costante che i limiti, spesso, esistono solo finché non decidiamo di superarli.
Trecento gare sulla lunga distanza non sono solo un traguardo. Sono una lezione di vita.
Giovedì 26 Dicembre il consueto allenamento RTM di corsa serale verrà anticipato al mattino. L’appuntamento è alle ore 10 presso il nostro gazebo al Parco San Giuliano (Porta Rossa) per un’ora di allenamento insieme.