E dopo una settimana nella “Grande Mela” torno alla base. Stanchissimo, ma soddisfatto di questa esperienza fantastica. Finisher alla Maratona più difficile ma più bella al mondo, dove i newyorkesi hanno contribuito alla giornata, ognuno a modo proprio, rendendola ancora più bella ed esaltante, con un tifo lungo il percorso veramente mai visto prima. Da State Island , il Verazzano, la vecchia Brooklyn, il Queen, il Bronx ed infine la strepitosa Manhattan con il finale a Central Park.
Ma dietro a questa manifestazione non solo sportiva, c’è una città, anzi la Città per eccellenza. La stravaganza e la confusione della 5° strada, per sfociare a Time Square, dove si mescolano il kitsch e l’eleganza, dove la sensazione è quella di essere all’interno di una lavatrice con sirene e rumori di ogni tipo e gente che fa di tutto per essere osservata. Si contrappongono la pace e la tranquillità di Central Park, di Williamsburg, di Brooklyn. Poi la povertà e la tranquillità di Harlem e del Bronx fanno pensare di non essere nella sfarzosa New York dei grandi grattaceli e dei numerosi negozi di lusso. E le curatissime villette di New Jersey che si vedono nei film, con tanto di barbecue sempre pronto ed i pick-up parcheggiati nei vialetti.
I chilometri fatti a piedi (e non solo nella maratona) sono tantissimi, nonostante la “subway”, i taxi e il traghetto, ma da vedere c’è ancora tanto. Una settimana non basta per scoprire “la città che non dorme mai”, ma basta per tornare a casa con l’obiettivo di riprogrammare un’altra “gitarella”.
A presto New York!
Pre-Gara
La tensione e l’ansia di questo evento è stata pazzesca, è una maratona diversa dalle altre, un po’ perché ci si deve iscrivere almeno un anno prima, quando ancora non si sa se saremmo pronti, se saremmo veloci, se saremmo tranquilli e visto che tra l’altro costa un botto iscriversi, perché si deve andare tramite un tour operator autorizzato ( ce ne sono 5 in Italia), l’agitazione, almeno per quanto mi riguarda, è cominciata mesi prima, perché tutti dicono che è la più difficile, in quanto ci sono molte salite e molte discese, il dislivello è qualcosa di più di 300 metri, ed il clima potrebbe essere variabile ( o molto freddo o molto caldo), poi l’attesa di ore prima della partenza che potrebbe destabilizzare anche i più forti. Quindi tante incognite, e di conseguenza tanta agitazione. Vengono a mancare tutte le nostre certezze e questa non è una bella cosa. Il conforto è solo quello che non c’è un tempo limite per finire la gara, quindi nella peggiore delle ipotesi … si cammina.
Per cercare di capire come funzionava la faccenda ho acquistato un libro, cosi ho cercato di preparare al meglio l’impegno preso, perché alla base di qualsiasi successo, la preparazione è fondamentale, cosi nella corsa come nella vita, e poi noi runners o camminatori se siamo pronti con la testa, almeno l’8o% è già fatto. Il libro che ho acquistato si intitolava “La corsa infinita”… e già qua mi tremavano le gambe ma non aggiungo altro… comunque mi è stato molto utile per scoprire un sacco di dettagli e caricarmi un po’… anche se forse non c’era bisogno .
Purtroppo nel mese di agosto, che era fondamentale per la preparazione della maratona, mi sono prima stirato un polpaccio in MTB, quindi mi sono dovuto fermare. Una volta guarito, in montagna mentre correvo, in discesa sui sassi, mi si è girata una caviglia…distorsione dolorosissima che mi ha fermato per quasi un mese. Mi è costata di fisioterapista quasi coma la Maratona di NY… quindi ho perso praticamente un mese. Ho dovuto concentrare i lunghi nel mese di settembre, ma con troppo poco tempo a disposizione, perché purtroppo lavoro anche…
E quindi i dubbi per la partecipazione alla maratona aumentavano giorno dopo giorno . Ma ormai l’obiettivo non era farla bene, bensì riuscire a finirla in modo dignitoso. E nel frattempo, chi sapeva che dovevo fare la NYCM mi diceva “GODITELA”…
Avrò fatto e disfatto la valigia almeno 10 volte prima di partire … avrò guardato il meteo di Manhattan almeno tre volte al giorno nella settimana precedente, ho mandato a “quel paese” un sacco di gente la settimana prima della gara … quindi ero veramente molto rilassato e nelle condizioni ideali per fare la maratona…
Arrivato a New York il venerdì sera ( e per me era la prima volta nella grande mela ) mi sono tranquillizzato e ormai l’obiettivo era di portarla a termine senza per forza cercare i tempi ( anche perché onestamente non avevo i 42 km sulle gambe ).
La gara
Per fortuna sono riuscito a dormire 6 ore… anche se le sirene dei pompieri, ambulanze e polizia sono sempre di sottofondo per tutta la notte a Manhattan. Sveglia ore 5,00 e quindi bus organizzato dal tour operator (ore 6,00) che ci ha portato alla partenza. Peccato che il mio orario di partenza fosse alle ore 11,30… ghsbr !!! (scusate l’inglesismo). La temperatura era di 4° C, anche se il sole in qualche modo dava speranze di sollievo.
La partenza era sotto il ponte di Verazzano. Dopo i consueti metal detector, perquisizioni e gigionamenti vari, l’attesa era in un vecchio forte dei marines, sul prato tutti vestiti pesanti ma da straccioni, perché così come per la Venice Marathon, un attimo prima della gara, si buttano le tute in recipienti che poi vengono donati a chi ne ha bisogno (gesto bellissimo). Poi che qualcuno fosse in vestaglia o in pigiama o in accappatoio, faceva ridere già così. Quindi l’attesa di un’oretta per fare una pipì pre gara ( anche se i bagni chimici erano tantissimi , e forse non ero l’unico un po’ agitato…) un’altra oretta per un caffè caldo e un pisolino sul prato, e il tempo è trascorso bene, ma forse ero più pronto per l’aperitivo che per la maratona.
11,15: nel Gate la temperatura era di 15 gradi, l’ideale, quindi camminando verso lo start. Inno Americano cantato da una tipa sopra un gippone ( … brividi), colpo di cannone e via!!! Disco di Frank Sinatra che cantava New York , New York… altri brividi!
Spariti tutti i timori, finalmente si iniziava a correre. Io non sono un fulmine, ma ricordo molto bene, che sul ponte di Verazzano (3 km) ho superato un sacco di persone, forse dovevo scaricare tutta la tensione accumulata di mesi. Quindi si arrivava nel Brooklyn , bandiere USA a manetta , tifo sfegatato di persone
di ogni età, mi sembravano completamente fuori di testa, eppure prima di me erano passati almeno altri 60.000 corridori…
Correvo e continuavo a vedere sempre più persone , sempre più musica, band, e disagiati che avevano delle casse da discoteca impressionati pur percependo la loro difficoltà economica. Questa affluenza impressionate di sostenitori è stata poi per tutta la maratona (tranne che per i ponti dove non potevano sostare). Cartelli di ogni tipo, messe gospel durante il percorso, gente vestita nei modi più strani, odori di cibo nauseanti e sirene dei “mitici” pompieri newyorkesi che andavano a mille, poliziotti di colore con le
porte aperte delle loro auto con musica rap a tutto volume… un manicomio!!! La
faccenda era quindi anche molto divertente ed unica. Io non ho mai visto un “cinema” del genere!!! sembrava di essere in un film e non ad una maratona !!! per non parlare poi che appena scoprivano che ero italiano ( ma così per tutti gli italiani ) questi impazzivano e urlavano ancora di più. Gli slogan “Good Job Man”, “Go, Go, Go” oppure “You are the first“ sono stati per tutto il percorso , cosi come a Roma il “Dajeee” è ricorrente.
Stessa cosa appena entrato nel Queens e nel Bronx, stesso tifo e stessa passione. Ognuno cercava di contribuire al tuo successo personale in qualsiasi modo. Mi hanno commosso nel Bronx, quartiere molto povero, le signore che ti omaggiavano di un foglio di scottex per asciugarti il sudore , persone che non avevano neanche gli occhi per piangere, eppure volevano essere di aiuto a chi stava già correndo da 30 km.
Ad un certo punto sento da dietro “Running Team Mestre?” erano 3 amici del Venice Marathon. Ci siamo fatti un selfie e abbiamo fatto un paio di km insieme, poi loro erano più veloci e li ho persi.
Purtroppo la caviglia mi faceva male già a metà gara, e al ponte di Quinsboro al 24 km (che i veneziani chiamano in altro modo…) ho dovuto cominciare a camminare, anche perché non finiva mai!!! Subito dopo c’era la discesa e la famosa curva dopo il ponte, che chiamano “la curva delle vedove”, perché il pubblico è quasi esclusivamente femminile. Mi sono capottato dal ridere quando ho visto un cartello grandissimo con scritto “FUCK ME “… ma chiaramente tutti correvano perché l’obiettivo della giornata era un altro.
Il famoso muro è apparso subito dopo . Dopo una curva a gomito, c’era la 1st , una strada in salita, dritta dritta di circa 7/8 km … na disperassion !!! non si vedeva la fine… Qua è finita la mia gara di corsa ed ho iniziato a camminare, perché i dolori alla caviglia erano lancinanti e oramai volevo finirla. Quindi mi sono fatto praticamente tutta Manhattan alternando corsa a camminata, ma non ne avevo più.
Sono arrivato a Central Park con lo scuro , ma la gente a bordo strada c’era ancora e continuava ad incitare tutti con campane, trombe e cori da stadio … quindi se qualsiasi runner stava pensando di fermarsi o ritirarsi, sembrava quasi uno sgarbo nei confronti di era sul bordo strada da ore per incitare tutti indistintamente.
Gli ultimi km sembrava di vedere dei reduci del Vietnam che cercavano di arrivare al traguardo, zoppicanti, incerottati, stravolti. Ma tanti giovani e anche “fisicati”, quindi per me che sono “diversamente giovane” (…) era motivo di orgoglio tagliare il traguardo insieme a loro.
Tagliato il traguardo con un tempo disastroso, la mia peggiore performace in una maratona, ma già dal 26 km me la ero massa via e l’obiettivo era arrivare alla fine senza danni fisici. E devo dire che me la sono proprio goduta !!! ho visto negli occhi tante persone, ho visto usi e costumi locali, ho dato dei “five” a tantissimi bambini , ho bevuto una birra da un gruppo di volontari che me l’ha offerta… una delle più buone dell’ultimo periodo… praticamente gli ultimi 10 km una gita di piacere.
Poi finita la gara, la medaglia, pesantissima e il caldo poncho in pile , che viene dato a tutti
i finisher, visto che era diventato nuovamente un freddo cane ed eravamo tutti in maglietta
e pantaloncini. Ero talmente stanco che ho pure preso la strada opposta per il ritorno in hotel, quindi
facendo altri 4/5 km in più a piedi a ritmo lumaca … però ogni persona che ho incrociato
lungo la strada del rientro, mi diceva “ Congratulations” , persone di ogni età e che non
c’entravano nulla con la NYCM . Confesso che solo in questi momenti mi sono commosso
e mi sono reso conto di cosa avevo fatto, forse gli americani sopravvalutano chi fa una
maratona, però questa chicca finale fa di ogni finisher un campione del mondo!!!
Questa è la mia NEW YORK CITY MARATHON, semplicemente stupenda per emozioni!!!
Mi scuso per essere stato troppo lungo e forse noioso, ma l’adrenalina e l’emozione è ancora presente
Auguro a tutti voi di fare questa maratona almeno una volta nella vita. Io l’ho fatta alla tenerà età di 63 anni, quindi avete tempo per organizzarvi.
Un saluto, Andrea Ceccato







