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Valencia, 1 dicembre.

Una data che aspettavo da un anno. Ma la mattinata non è iniziata come speravo. Gli effetti devastanti della DANA del 29 ottobre sono ancora tangibili: la città è paralizzata. Le linee della metro sono chiuse e i bus, questa mattina, non circolano nel centro. Raggiungere la partenza diventa un’avventura. Ogni passo verso il punto di ritrovo sembra più lungo del previsto. Le indicazioni sul deposito sacche non aiutano: perdo tempo, cammino troppo, ma alla fine riesco a raggiungere la mia gabbia di partenza in tempo.

Al mio fianco c’è Fabio, amico da una vita, compagno di allenamenti e di questa avventura in terra spagnola. Da mesi ci siamo preparati insieme, condividendo fatica, sacrifici e aspettative. Gabbia 10, la nostra posizione: qui ci sono anche i pacers delle 4 ore, il tempo che sogno di ottenere. Ci sono andato vicino a Venezia nel 2019, ma nel frattempo sono passati anche 5 anni e da pochi mesi ho subito un intervento al piede che poco ha risolto… L’obiettivo è chiaro: restare con loro, almeno fino a quando le gambe e il cuore reggeranno.

Lo sparo. Partiamo. Un’ora e venti minuti dopo gli ELITE, ma tecnicamente posso dire che ho corso con plurimedagliati olimpici come Bekele… Il primo tratto è caotico, gente ovunque. Occorre prestare attenzione a non inciampare per non finire travolti da chi è dietro. Al terzo chilometro, tra la folla, vedo Elisa, la mia compagna. Il suo sorriso e il suo tifo sono per me una spinta. La corsa procede ma con Fabio ci rendiamo presto conto che il ritmo dei pacers non è affatto regolare. Cerco tuttavia di non farmi distrarre. Respiro regolarmente, mi concentro e cerco di rimanere in soglia aerobica consultando maniacalmente il Garmin. Passiamo la mezza maratona in 1h59m: timing perfetto.

Incontro di nuovo Elisa al 22° chilometro. Mi sento ancora in forze, forse meglio del previsto. Mi sbilancio e le dico: “Oggi si fa il personale!” Lei sorride e mi incita, e io riprendo con ancora più grinta.

Al 30° chilometro, la decisione: uscire allo scoperto e provarci da solo! Mi volto in cerca di Fabio, ma non lo vedo più. Deve essersi staccato dal gruppone. Il legame di amicizia tra noi è forte, ma oggi devo seguire il mio passo. Aumento leggermente il ritmo, spingendo per guadagnare secondi preziosi e mettermi alle spalle i pacers.

La sfida vera arriva al 38° chilometro. Le gambe iniziano a cedere, il respiro si fa corto, il cardio non scende sotto i 170 bpm ma nella mia mente c’è un mantra: non mollare. La sera prima, per scherzo, mi sono fatto dei tatuaggi temporanei sulle braccia: cuori con il tricolore italiano. Li guardo, cercando forza in quei simboli. È un trucco, lo so, ma a volte anche le piccole cose aiutano a spingere oltre il limite. La mente va ingannata, deve credere di poter andare avanti.

La folla lungo il percorso è incredibile. Da ogni lato, spettatori incitano i runner con grida, applausi, nomi urlati a gran voce, cartelli di ogni tipo. Questa è Valencia: un fiume di energia che ti sostiene anche quando pensi di non farcela. Al 41° chilometro, il traguardo si avvicina. Lo vedo. Capisco che l’obiettivo è alla mia portata. Decido di accelerare per limare qualche secondo al tempo finale…in realtà non ho per nulla aumentato la mia velocità…ho solo cercato di non rallentare stringendo i denti…

Gli ultimi quattrocento metri sono pura emozione. L’arrivo sul tappeto blu della Città delle Scienze mi accoglie. Taglio il traguardo in 3 ore e 58 minuti. Ce l’ho fatta: il mio personal best. Mi fermo, sopraffatto dalla gioia. Sono felice, orgoglioso e grato per questo momento.

Valencia mi ha messo alla prova, ma mi ha regalato una giornata che non dimenticherò mai.