La mia seconda esperienza alla Cortina Dobbiaco Run è iniziata il giorno precedente con l’arrivo a Sesto in un grazioso appartamento proprio di fronte alla House Sinner, meta di pellegrinaggio di curiosi e tifosi del nostro tennista azzurro.
Nel pomeriggio camminata tranquilla in Val Fiscalina, pausa con dolce al rifugio fondovalle dove ho gustato un buon strudel casalingo, luogo dove una volta il babbo del tennista lavorava come cuoco.
Il giorno della gara sveglia presto, colazione e arrivo a Dobbiaco dove ho trovato due amici da Venezia con cui ho chiacchierato e atteso la navetta per Cortina. Giunto alla partenza caffè al bar, dove ho trovato altri atleti di RTM, foto di rito e poi in griglia,.
L’aria frizzante di montagna pizzicava il viso e ricordava che non era una corsa qualunque, era la Cortina Dobbiaco Run, una di quelle gare che non si fanno per il tempo, ma per il percorso, per la storia, per la bellezza, era stata sostituita dal caldo che iniziava a farsi sentire sempre di più.

La partenza a Cortina
La folla era un misto di adrenalina e sorrisi. Guardando le Tofane illuminate dal sole del mattino,senti quella vibrazione particolare che solo le gare in montagna sanno dare. Il conto allarovescia, un respiro profondo…e via.
Sul vecchio tracciato ferroviario
I primi chilometri scorrevano morbidi, quasi meditativi. Il tracciato della vecchia ferrovia ti accompagnava con le sue gallerie fresche, i ponticelli in legno, il rumore dei passi che rimbalzava sulle pareti rocciose. Ho trovato presto il mio ritmo: non troppo veloce, non troppo lento. Quel ritmo che ti permette di guardarti intorno, di respirare, di sentire, alla fine dei primi 10km ho fatto 21 secondi in più dell’anno precedente, ma sentivo che qualcosa non andava: problemi di stomaco. Quando il sentiero si è aperto e il Lago di Landro è apparso davanti a me, mi sono quasi fermato. L’acqua color smeraldo, le Tre Cime sullo sfondo, il silenzio rotto solo dai runner. È stato il punto in cui ho capito che stavo vivendo qualcosa di speciale.
Gli ultimi chilometri: fatica e determinazione
La salita verso il Passo Cimabanche mi ha messo alla prova. Le gambe pesanti, il fiato corto, la testa che diceva di rallentare. Ma ho tenuto duro. Ho superato chi si fermava a camminare, ho incoraggiato chi era in difficoltà, ho aiutato chi cadendo aveva lasciato parte dei denti per terra, (stasera mangerà probabilmente semolino e purè di patate) ho trovato dentro di me quella scintilla che mi ha portato avanti a volte correndo a volte camminando.
L’arrivo a Dobbiaco: emozione pura
Gli ultimi chilometri sono stati un misto di fatica e felicità. Quando ho visto il gonfiabile dell’arrivo, il tappeto rosso, la gente che applaudiva, ho sentito un’ondata di emozione salire dallo stomaco fino agli occhi.
Ho tagliato il traguardo abbozzando un sorriso. Non era solo una gara finita. Era un’esperienza vissuta fino in fondo, subito dopo aver attraversato l’arrivo ho pensato che non l’avrei più fatta, ma già alla sera ho cambiato idea, ho cercato di dare la colpa del mal di stomaco agli integratori perché non potevo pensare che fosse stato lo strudel di Sinner.
Marco Bozzola

