È stato un weekend costruito attorno a un obiettivo preciso: la maratona, vissuta però insieme alla mia famiglia. Fin dalla partenza da Tessera si respirava entusiasmo: l’attesa, i sorrisi, la sensazione che non fosse solo una gara, ma un viaggio condiviso. All’arrivo a Catania ci ha accolti un clima caldo e secco, sorprendentemente piacevole. In attesa della camera, un arancino e una granita memorabili, con la testa però già proiettata al giorno dopo. Il centro, addobbato a festa, ha fatto da cornice a quelle ore di vigilia.
Il giorno della maratona è arrivato. La partenza era fuori città: oltre due chilometri a piedi, nessun mezzo pubblico, un primo test prima del via. Allo start mi sentivo bene, tranquillo, concentrato. Il percorso era una novità assoluta: quattro giri da 10,5 km, un lungo rettilineo con giro di boa. Poche distrazioni, tutto da gestire. Anche i lacci delle scarpe hanno richiesto attenzione: dettagli, ma in gara contano.
Sono partito controllato, poi ho lasciato scorrere il ritmo. Dal decimo chilometro ho aumentato e, da metà gara, il caldo ha iniziato a farsi sentire. Non per me. Mentre molti rallentavano, io trovavo spazio per spingere ancora. Dal trentesimo ho capito che la giornata stava girando nel verso giusto.
L’ultimo giro è stato puro agonismo: il distacco che si riduce, i sorpassi, il ritmo che sale. Dal trentacinquesimo sempre sotto i 4’05”: quarantesimo a 3’59”, quarantunesimo a 3’56” e quarantaduesimo a 3’51”. Fino al traguardo, dando tutto.
All’arrivo è mancato solo l’abbraccio immediato: mia moglie e i miei figli sono arrivati pochi minuti dopo, frenati dalla logistica. Poco importa. La giornata è proseguita in modo inatteso, con un pomeriggio in spiaggia a sciogliere gambe e tensioni.
Il rientro ha chiuso il cerchio: aeroporto, ultima granita, una scorta di cannoli per familiari e amici. Poi l’atterraggio e il cambio netto di scenario: freddo, umidità, nebbia. Ma il risultato, la gara e il sostegno della mia famiglia restavano lì, ben saldi.
Grato alle gambe, grato alla giornata, grato a chi era lì ad aspettarmi. Grazie di cuore anche al mio coach Giovanni Schiavo per avermi guidato in questo percorso.
Ci sono numeri che raccontano molto più di quello che sembra. 300 ad esempio.
300 come le maratone o ultramaratone portate a termine da Domenico Masiero nel corso degli anni. Ma questa storia non nasce con un numero tondo, nasce con una data semplice, la prima riga di una tabella, il giorno in cui Domenico ha deciso di allacciarsi le scarpe e cominciare a correre davvero.
La prima gara sulla lunga distanza risale al 26 ottobre 2006. La 21.ma edizione della Venice Marathon, rappresenta l’inizio di un viaggio incredibile.
La trecentesima gara di Domenico si è svolta proprio alla Venice Marathon il 26 ottobre 2025, a chiudere un cerchio perfetto dopo quasi due decenni di corse.
Da quella prima gara è partita un’avventura straordinaria fatta di sacrifici, sveglie all’alba, pioggia, vento, caldo, chilometri macinati in silenzio e altri urlati dalla gioia. Gara dopo gara, stagione dopo stagione, il LEON DE VENESIA non ha mai smesso. Non ha mai cercato scorciatoie. Ha solo continuato a correre, con costanza, con testa e con cuore.
E oggi quella tabella racconta qualcosa di incredibile: 300 maratone e/o ultramaratone concluse. 15.706,8 chilometri corsi in gara, più di 75 giorni a macinare chilometri. È come aver attraversato l’Italia da nord a sud… almeno una dozzina di volte. Un numero che fa girare la testa, ma che per lui è diventato semplicemente il frutto della passione, della disciplina e della determinazione.
Ogni maratona e ultramaratona è una storia: alcune facili, altre durissime, alcune veloci, altre portate a casa stringendo i denti. Ma tutte hanno avuto lo stesso comune denominatore: Domenico non ha mai mollato.
E poi c’è la parte più bella di tutte: essere in squadra con lui. Perché Domenico non è solo un maratoneta instancabile, è un compagno che c’è sempre, è un esempio silenzioso che non ha bisogno di grandi discorsi per insegnarti cosa vuol dire resistere, soffrire, ripartire. Quando corri accanto a lui ti senti più forte, quando sei stanco ti senti meno solo.
Essere in squadra con Domenico Masiero è un onore. È motivo di orgoglio. È un promemoria costante che i limiti, spesso, esistono solo finché non decidiamo di superarli.
Trecento gare sulla lunga distanza non sono solo un traguardo. Sono una lezione di vita.
Una data che aspettavo da un anno. Ma la mattinata non è iniziata come speravo. Gli effetti devastanti della DANA del 29 ottobre sono ancora tangibili: la città è paralizzata. Le linee della metro sono chiuse e i bus, questa mattina, non circolano nel centro. Raggiungere la partenza diventa un’avventura. Ogni passo verso il punto di ritrovo sembra più lungo del previsto. Le indicazioni sul deposito sacche non aiutano: perdo tempo, cammino troppo, ma alla fine riesco a raggiungere la mia gabbia di partenza in tempo.
Al mio fianco c’è Fabio, amico da una vita, compagno di allenamenti e di questa avventura in terra spagnola. Da mesi ci siamo preparati insieme, condividendo fatica, sacrifici e aspettative. Gabbia 10, la nostra posizione: qui ci sono anche i pacers delle 4 ore, il tempo che sogno di ottenere. Ci sono andato vicino a Venezia nel 2019, ma nel frattempo sono passati anche 5 anni e da pochi mesi ho subito un intervento al piede che poco ha risolto… L’obiettivo è chiaro: restare con loro, almeno fino a quando le gambe e il cuore reggeranno.
Lo sparo. Partiamo. Un’ora e venti minuti dopo gli ELITE, ma tecnicamente posso dire che ho corso con plurimedagliati olimpici come Bekele… Il primo tratto è caotico, gente ovunque. Occorre prestare attenzione a non inciampare per non finire travolti da chi è dietro. Al terzo chilometro, tra la folla, vedo Elisa, la mia compagna. Il suo sorriso e il suo tifo sono per me una spinta. La corsa procede ma con Fabio ci rendiamo presto conto che il ritmo dei pacers non è affatto regolare. Cerco tuttavia di non farmi distrarre. Respiro regolarmente, mi concentro e cerco di rimanere in soglia aerobica consultando maniacalmente il Garmin. Passiamo la mezza maratona in 1h59m: timing perfetto.
Incontro di nuovo Elisa al 22° chilometro. Mi sento ancora in forze, forse meglio del previsto. Mi sbilancio e le dico: “Oggi si fa il personale!” Lei sorride e mi incita, e io riprendo con ancora più grinta.
Al 30° chilometro, la decisione: uscire allo scoperto e provarci da solo! Mi volto in cerca di Fabio, ma non lo vedo più. Deve essersi staccato dal gruppone. Il legame di amicizia tra noi è forte, ma oggi devo seguire il mio passo. Aumento leggermente il ritmo, spingendo per guadagnare secondi preziosi e mettermi alle spalle i pacers.
La sfida vera arriva al 38° chilometro. Le gambe iniziano a cedere, il respiro si fa corto, il cardio non scende sotto i 170 bpm ma nella mia mente c’è un mantra: non mollare. La sera prima, per scherzo, mi sono fatto dei tatuaggi temporanei sulle braccia: cuori con il tricolore italiano. Li guardo, cercando forza in quei simboli. È un trucco, lo so, ma a volte anche le piccole cose aiutano a spingere oltre il limite. La mente va ingannata, deve credere di poter andare avanti.
La folla lungo il percorso è incredibile. Da ogni lato, spettatori incitano i runner con grida, applausi, nomi urlati a gran voce, cartelli di ogni tipo. Questa è Valencia: un fiume di energia che ti sostiene anche quando pensi di non farcela. Al 41° chilometro, il traguardo si avvicina. Lo vedo. Capisco che l’obiettivo è alla mia portata. Decido di accelerare per limare qualche secondo al tempo finale…in realtà non ho per nulla aumentato la mia velocità…ho solo cercato di non rallentare stringendo i denti…
Gli ultimi quattrocento metri sono pura emozione. L’arrivo sul tappeto blu della Città delle Scienze mi accoglie. Taglio il traguardo in 3 ore e 58 minuti. Ce l’ho fatta: il mio personal best. Mi fermo, sopraffatto dalla gioia. Sono felice, orgoglioso e grato per questo momento.
Valencia mi ha messo alla prova, ma mi ha regalato una giornata che non dimenticherò mai.
E dopo una settimana nella “Grande Mela” torno alla base. Stanchissimo, ma soddisfatto di questa esperienza fantastica. Finisher alla Maratona più difficile ma più bella al mondo, dove i newyorkesi hanno contribuito alla giornata, ognuno a modo proprio, rendendola ancora più bella ed esaltante, con un tifo lungo il percorso veramente mai visto prima. Da State Island , il Verazzano, la vecchia Brooklyn, il Queen, il Bronx ed infine la strepitosa Manhattan con il finale a Central Park.
Ma dietro a questa manifestazione non solo sportiva, c’è una città, anzi la Città per eccellenza. La stravaganza e la confusione della 5° strada, per sfociare a Time Square, dove si mescolano il kitsch e l’eleganza, dove la sensazione è quella di essere all’interno di una lavatrice con sirene e rumori di ogni tipo e gente che fa di tutto per essere osservata. Si contrappongono la pace e la tranquillità di Central Park, di Williamsburg, di Brooklyn. Poi la povertà e la tranquillità di Harlem e del Bronx fanno pensare di non essere nella sfarzosa New York dei grandi grattaceli e dei numerosi negozi di lusso. E le curatissime villette di New Jersey che si vedono nei film, con tanto di barbecue sempre pronto ed i pick-up parcheggiati nei vialetti.
I chilometri fatti a piedi (e non solo nella maratona) sono tantissimi, nonostante la “subway”, i taxi e il traghetto, ma da vedere c’è ancora tanto. Una settimana non basta per scoprire “la città che non dorme mai”, ma basta per tornare a casa con l’obiettivo di riprogrammare un’altra “gitarella”.
A presto New York!
Pre-Gara La tensione e l’ansia di questo evento è stata pazzesca, è una maratona diversa dalle altre, un po’ perché ci si deve iscrivere almeno un anno prima, quando ancora non si sa se saremmo pronti, se saremmo veloci, se saremmo tranquilli e visto che tra l’altro costa un botto iscriversi, perché si deve andare tramite un tour operator autorizzato ( ce ne sono 5 in Italia), l’agitazione, almeno per quanto mi riguarda, è cominciata mesi prima, perché tutti dicono che è la più difficile, in quanto ci sono molte salite e molte discese, il dislivello è qualcosa di più di 300 metri, ed il clima potrebbe essere variabile ( o molto freddo o molto caldo), poi l’attesa di ore prima della partenza che potrebbe destabilizzare anche i più forti. Quindi tante incognite, e di conseguenza tanta agitazione. Vengono a mancare tutte le nostre certezze e questa non è una bella cosa. Il conforto è solo quello che non c’è un tempo limite per finire la gara, quindi nella peggiore delle ipotesi … si cammina.
Per cercare di capire come funzionava la faccenda ho acquistato un libro, cosi ho cercato di preparare al meglio l’impegno preso, perché alla base di qualsiasi successo, la preparazione è fondamentale, cosi nella corsa come nella vita, e poi noi runners o camminatori se siamo pronti con la testa, almeno l’8o% è già fatto. Il libro che ho acquistato si intitolava “La corsa infinita”… e già qua mi tremavano le gambe ma non aggiungo altro… comunque mi è stato molto utile per scoprire un sacco di dettagli e caricarmi un po’… anche se forse non c’era bisogno .
Purtroppo nel mese di agosto, che era fondamentale per la preparazione della maratona, mi sono prima stirato un polpaccio in MTB, quindi mi sono dovuto fermare. Una volta guarito, in montagna mentre correvo, in discesa sui sassi, mi si è girata una caviglia…distorsione dolorosissima che mi ha fermato per quasi un mese. Mi è costata di fisioterapista quasi coma la Maratona di NY… quindi ho perso praticamente un mese. Ho dovuto concentrare i lunghi nel mese di settembre, ma con troppo poco tempo a disposizione, perché purtroppo lavoro anche… E quindi i dubbi per la partecipazione alla maratona aumentavano giorno dopo giorno . Ma ormai l’obiettivo non era farla bene, bensì riuscire a finirla in modo dignitoso. E nel frattempo, chi sapeva che dovevo fare la NYCM mi diceva “GODITELA”…
Avrò fatto e disfatto la valigia almeno 10 volte prima di partire … avrò guardato il meteo di Manhattan almeno tre volte al giorno nella settimana precedente, ho mandato a “quel paese” un sacco di gente la settimana prima della gara … quindi ero veramente molto rilassato e nelle condizioni ideali per fare la maratona… Arrivato a New York il venerdì sera ( e per me era la prima volta nella grande mela ) mi sono tranquillizzato e ormai l’obiettivo era di portarla a termine senza per forza cercare i tempi ( anche perché onestamente non avevo i 42 km sulle gambe ).
La gara Per fortuna sono riuscito a dormire 6 ore… anche se le sirene dei pompieri, ambulanze e polizia sono sempre di sottofondo per tutta la notte a Manhattan. Sveglia ore 5,00 e quindi bus organizzato dal tour operator (ore 6,00) che ci ha portato alla partenza. Peccato che il mio orario di partenza fosse alle ore 11,30… ghsbr !!! (scusate l’inglesismo). La temperatura era di 4° C, anche se il sole in qualche modo dava speranze di sollievo.
La partenza era sotto il ponte di Verazzano. Dopo i consueti metal detector, perquisizioni e gigionamenti vari, l’attesa era in un vecchio forte dei marines, sul prato tutti vestiti pesanti ma da straccioni, perché così come per la Venice Marathon, un attimo prima della gara, si buttano le tute in recipienti che poi vengono donati a chi ne ha bisogno (gesto bellissimo). Poi che qualcuno fosse in vestaglia o in pigiama o in accappatoio, faceva ridere già così. Quindi l’attesa di un’oretta per fare una pipì pre gara ( anche se i bagni chimici erano tantissimi , e forse non ero l’unico un po’ agitato…) un’altra oretta per un caffè caldo e un pisolino sul prato, e il tempo è trascorso bene, ma forse ero più pronto per l’aperitivo che per la maratona.
11,15: nel Gate la temperatura era di 15 gradi, l’ideale, quindi camminando verso lo start. Inno Americano cantato da una tipa sopra un gippone ( … brividi), colpo di cannone e via!!! Disco di Frank Sinatra che cantava New York , New York… altri brividi!
Spariti tutti i timori, finalmente si iniziava a correre. Io non sono un fulmine, ma ricordo molto bene, che sul ponte di Verazzano (3 km) ho superato un sacco di persone, forse dovevo scaricare tutta la tensione accumulata di mesi. Quindi si arrivava nel Brooklyn , bandiere USA a manetta , tifo sfegatato di persone di ogni età, mi sembravano completamente fuori di testa, eppure prima di me erano passati almeno altri 60.000 corridori… Correvo e continuavo a vedere sempre più persone , sempre più musica, band, e disagiati che avevano delle casse da discoteca impressionati pur percependo la loro difficoltà economica. Questa affluenza impressionate di sostenitori è stata poi per tutta la maratona (tranne che per i ponti dove non potevano sostare). Cartelli di ogni tipo, messe gospel durante il percorso, gente vestita nei modi più strani, odori di cibo nauseanti e sirene dei “mitici” pompieri newyorkesi che andavano a mille, poliziotti di colore con le porte aperte delle loro auto con musica rap a tutto volume… un manicomio!!! La faccenda era quindi anche molto divertente ed unica. Io non ho mai visto un “cinema” del genere!!! sembrava di essere in un film e non ad una maratona !!! per non parlare poi che appena scoprivano che ero italiano ( ma così per tutti gli italiani ) questi impazzivano e urlavano ancora di più. Gli slogan “Good Job Man”, “Go, Go, Go” oppure “You are the first“ sono stati per tutto il percorso , cosi come a Roma il “Dajeee” è ricorrente. Stessa cosa appena entrato nel Queens e nel Bronx, stesso tifo e stessa passione. Ognuno cercava di contribuire al tuo successo personale in qualsiasi modo. Mi hanno commosso nel Bronx, quartiere molto povero, le signore che ti omaggiavano di un foglio di scottex per asciugarti il sudore , persone che non avevano neanche gli occhi per piangere, eppure volevano essere di aiuto a chi stava già correndo da 30 km.
Ad un certo punto sento da dietro “Running Team Mestre?” erano 3 amici del Venice Marathon. Ci siamo fatti un selfie e abbiamo fatto un paio di km insieme, poi loro erano più veloci e li ho persi. Purtroppo la caviglia mi faceva male già a metà gara, e al ponte di Quinsboro al 24 km (che i veneziani chiamano in altro modo…) ho dovuto cominciare a camminare, anche perché non finiva mai!!! Subito dopo c’era la discesa e la famosa curva dopo il ponte, che chiamano “la curva delle vedove”, perché il pubblico è quasi esclusivamente femminile. Mi sono capottato dal ridere quando ho visto un cartello grandissimo con scritto “FUCK ME “… ma chiaramente tutti correvano perché l’obiettivo della giornata era un altro.
Il famoso muro è apparso subito dopo . Dopo una curva a gomito, c’era la 1st , una strada in salita, dritta dritta di circa 7/8 km … na disperassion !!! non si vedeva la fine… Qua è finita la mia gara di corsa ed ho iniziato a camminare, perché i dolori alla caviglia erano lancinanti e oramai volevo finirla. Quindi mi sono fatto praticamente tutta Manhattan alternando corsa a camminata, ma non ne avevo più. Sono arrivato a Central Park con lo scuro , ma la gente a bordo strada c’era ancora e continuava ad incitare tutti con campane, trombe e cori da stadio … quindi se qualsiasi runner stava pensando di fermarsi o ritirarsi, sembrava quasi uno sgarbo nei confronti di era sul bordo strada da ore per incitare tutti indistintamente.
Gli ultimi km sembrava di vedere dei reduci del Vietnam che cercavano di arrivare al traguardo, zoppicanti, incerottati, stravolti. Ma tanti giovani e anche “fisicati”, quindi per me che sono “diversamente giovane” (…) era motivo di orgoglio tagliare il traguardo insieme a loro.
Tagliato il traguardo con un tempo disastroso, la mia peggiore performace in una maratona, ma già dal 26 km me la ero massa via e l’obiettivo era arrivare alla fine senza danni fisici. E devo dire che me la sono proprio goduta !!! ho visto negli occhi tante persone, ho visto usi e costumi locali, ho dato dei “five” a tantissimi bambini , ho bevuto una birra da un gruppo di volontari che me l’ha offerta… una delle più buone dell’ultimo periodo… praticamente gli ultimi 10 km una gita di piacere.
Poi finita la gara, la medaglia, pesantissima e il caldo poncho in pile , che viene dato a tutti i finisher, visto che era diventato nuovamente un freddo cane ed eravamo tutti in maglietta e pantaloncini. Ero talmente stanco che ho pure preso la strada opposta per il ritorno in hotel, quindi facendo altri 4/5 km in più a piedi a ritmo lumaca … però ogni persona che ho incrociato lungo la strada del rientro, mi diceva “ Congratulations” , persone di ogni età e che non c’entravano nulla con la NYCM . Confesso che solo in questi momenti mi sono commosso e mi sono reso conto di cosa avevo fatto, forse gli americani sopravvalutano chi fa una maratona, però questa chicca finale fa di ogni finisher un campione del mondo!!! Questa è la mia NEW YORK CITY MARATHON, semplicemente stupenda per emozioni!!!
Mi scuso per essere stato troppo lungo e forse noioso, ma l’adrenalina e l’emozione è ancora presente Auguro a tutti voi di fare questa maratona almeno una volta nella vita. Io l’ho fatta alla tenerà età di 63 anni, quindi avete tempo per organizzarvi.
É passato esattamente un anno da quanto, un po’ per scherzo, io e il mio amico Francesco abbiamo iniziato a “corricchiare”.
Nel novembre 2022, viste promozioni per il Black Friday, ci iscrivemmo alla Venice Marathon. Posto l’obiettivo, sono iniziati gli allenamenti che tra qualche intoppo fisico qua e là ci hanno portato alla griglia di partenza stamattina.
Carico di adrenalina, forse troppa, sono arrivato spedito al 27esimo km senza accorgermene, quando, un po’ le gambe, ma soprattutto la testa mi hanno tradito.
Certo non potevo mollare ed in qualche modo l’abbiamo portata a casa, ma che fadiga ragassi!!!
il racconto di Elena Rusu che impaziente dopo 46km, non voleva e non poteva tenere tutto per se.
La Panoramica delle Malghe Arrendersi è facile, è quasi un sollievo, un riposo. Mentre rialzarsi e continuare richiede di stringere i denti, di resistere al dolore e alla fatica. Richiede sforzo, coraggio, un animo impavido e una grande speranza. Queste frasi riassumono un po’ i miei 46 km alla Panoramica delle Malghe di Piancavallo. Ho preso questa gara come una sfida solo con me stessa. Non ero mai arrivata a fare i 40 e volevo vedere come reagiva il mio corpo dopo l’infortunio. Arrivati alla partenza la tensione era tanta però tra una risata e una chiacchiera con gli altri compagni di squadra e amici cercavo di non pensarci.
3,2,1…Si parte !!! Le gambe piano piano iniziano a ingranare, il percorso è molto bello, il clima perfetto e i sorrisi della gente ai ristori ci hanno aiutato a continuare. Eravamo verso la fine del primo giro poi bisognava passare di nuovo dalla partenza e rifarlo per altri 20km. Vedendo l’arrivo la testa mi diceva di fermarmi e arrendermi, la stanchezza era tanta. Molto probabilmente se non avessi avuto Alessandro al mio fianco lo avrei fatto. Questo è il punto forte di correre in due, ci si compensa nella fatica. Per darmi la carica ho iniziato a immaginarmi alla fine e così ho tenuto il passo chilometro dopo chilometro fino a tagliare il traguardo. Dall’emozione ero senza parole, agli amici che ci aspettavano non sapevo cosa dire.
Ero già soddisfatta di aver concluso la gara ma la sorpresa più grande è stata scoprire che ero pure terza donna in classifica. Sono salita sul podio commossa e felice come una bambina.
I miei complimenti vanno anche ai compagni di squadra, è stato bello vederli premiati per la faticaccia!
Elena Rusu
Alleghiamo la classifica dei 5 Atleti RTM che hanno corso a Piancavallo sulle varie distanze, gara valevole per il nostro campionato.
Nella mattinata di ieri, 30 gennaio 2022, si è corsa la prima edizione della Pesaro Marathon. Oltre 400 gli atleti iscritti, quasi equamente distribuiti tra la 42km e la mezza maratona, altra gara di giornata.
Al via di questa nuova competizione il nostro Domenico Masiero.
Domenico con un breve messaggio su Whatsapp ci descrive così la sua gara.
Edizione 0 della Pesaro Marathon: non potevo mancare! Il tracciato per i primi 21 km va su per la montagna, lo definirei muscoloso, il resto più “veloce” sulla pista ciclabile del lungomare. Un meteo senza scuse: fantastico! Chiudo con un modesto crono: 4h14m e rotti…e soprattutto sempre sorridente.
Domenico ci invia poi la foto dell’attestato ricevuto dal Club Super Marathon Italia che attesta che al 31 Dicembre 2021 il nostro atleta ha completato 185 Maratone e Ultra. In realtà noi sappiamo che il conteggio è già salito a 190. ROCCIA!
Il 9 gennaio si è disputata la Corsa della Bora. Al via della gara i nostri atleti Barbara Brotto (21 Km), Eleonora Palma e Dimitri Bolzonella (42 Km).
La Corsa della Bora di Barbara e Massimo
Qualche giorno prima…
Che facciamo? Andiamo alla Bora?
Ok, però sai bene che io non corro in montagna (la mia caviglia è ko)
Ok, va bene! La facciamo in camminata 👀
A Trieste, zona arrivo.
Bene: location molto carina, arrivo spettacolare “a vedersi”.
Ok, si va alla partenza!
All’arrivo della navetta già qualcosa non funziona…
Copriti, mi raccomando! Mettiti anche lo scaldacollo sopra la mascherina…magari aiuta…
Arrivati all’Obelisco, zona dello start…1,2,3…Via!
Partenza libera… Controllo il Garmin, autonomia 1% 😭 Ottimo… Vabbè, tanto andiamo con calma….Con calma??? Quasi 5 ore e una valigia di Madonne con tutti i loro Angeli in colonna!!! 😇
È stato un Ultra Trail molto impegnativo e fortunatamente tutto è finito bene… Panorama pazzesco e ottimi ristori 😋 ma per noi la Bora finisce qui!
Si è disputata sul finire del 2021 e l’inizio del 2022 la prima edizione della Forte Sea Front, una competizione organizzata dal Club SuperMarathon a Forte dei Marmi (LU).
Dal 30 dicembre al 2 gennaio, quattro giorni a disposizione dei runner provenienti da tutta Italia e dall’estero per correre quattro maratone nello splendido scenario del lungomare di Forte dei Marmi.
Il percorso di 4.195 metri, da percorrere 10 volte, sulla carta appare semplice. Il nostro atleta, Domenico Masiero (chi se non lui?!?) però smentisce. Si tratta infatti di un tracciato che si snoda lungo una pista ciclabile in cemento di circa 3 Km non perfettamente pianeggiante e la restante parte su sabbia.
Domenico mette a segno così un poker di maratone portando il suo computo di gare sulla lunga distanza (≥42Km) a 188. Come sempre, a nome di tutto il Running Team Mestre, facciamo a lui i nostri complimenti!
Domenica 28 novembre si è disputata la 37^ edizione della Firenze Marathon. Al via i nostri Dimitri Bolzonella e Barbara Brotto. E’ proprio Dimitri a raccontarci la sua gara.
Se Venezia è “unica”, Firenze è Magnifica !. Partiamo io e la “wonder Brotto ” per questo “battesimo”( per me ) da “runner”. Le previsioni non erano delle migliori , sia in fatto di meteo , che di preparazione atletica; non avevamo i km nelle gambe e quasi mai corso assieme . Visto gli impegni di lavoro e distanze., ma oramai non ci si può tirar più indietro è confermata si va. Si arriva a Firenze il sabato sotto un diluvio , rischiando di andare a Milano…. ..cominciamo bene dopo aver ritirato il pettorale andiamo a farci benedire va andiamo alla Messa del maratoneta , ecco forse lì ho capito che l’ avrei portata a casa. . La domenica alla partenza il tempo è clemente , ma la strada è bagnata , il pericolo è di scivolate, ma io ormai sono determinato. Barbara invece passa una brutta nottata , ma io non ho dubbi, sono convinto che ci sarà Parto, e ..sorpresa , me la ritrovo al 21 km e da lì, fino alla fine . Grazie. Chiudo alla fine ” cotto” , ma penso con un dignitoso 4: 33: 34 . Pure palindromo . Da rifare sicuramente proprio bella .